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FAQ

È lo stesso prodotto farmaceutico già commercializzato sul mercato italiano ma proveniente da altri Paesi membri della Comunità Europea, introdotto attraverso i canali della distribuzione tradizionale.

Si, l’importazione parallela è legale e si fonda sugli articoli 28 e 30 del Trattato CE in base ai quali è legale la libera circolazione delle merci tra i Paesi membri dell’Europa. Inoltre essa è prevista e regolamentata dal Decreto Ministeriale del 29 agosto 1997 sulle importazioni parallele dei medicinali la cui immissione in commercio è già stata autorizzata.

Certamente, le aziende che “importano” medicinali da altri paesi EU necessitano sia di un’autorizzazione alla distribuzione che di un’autorizzazione alla produzione per effettuare il riconfezionamento secondario del prodotto estero e adattarlo alla lingua ed alla confezione del paese di destinazione. L’autorizzazione alla produzione impone ai distributori paralleli le stesse stringenti norme ed ispezioni di un qualsiasi altro fabbricante farmaceutico.

No, non è un generico. È un farmaco di marca, con lo stesso contenuto quali-quantitativo dei principi attivi, con le stesse indicazioni terapeutiche e la stessa posologia, e identico quindi al prodotto già presente sul mercato italiano.

In Italia il mercato dell’importazione è molto limitato (inferiore all’1% in volumi) se paragonato ad altri Paesi europei dove le importazioni parallele sono delle realtà consolidate da decenni (20-30% del mercato nazionale). Questa differenza rispetto agli altri Paesi, è dovuta soprattutto alla legislazione dei singoli Stati che favorisce questa pratica e dalla presenza di molti prodotti rimborsati dai servizi sanitari nazionali che rappresentano la maggior parte del mercato. In Italia solo qualche anno fa si sono avute le prime autorizzazioni di farmaci in fascia A (rimborsati dal S.S.N.)

I prezzi dei farmaci importati sono sempre inferiori al prezzo del brand di riferimento. Per i prodotti di classe C, si può trovare a seconda dei prodotti un risparmio che va dal 5% al 20% rispetto al prezzo al pubblico del medicinale di riferimento.